Sasà Capobianco, Il Signore dell'Etere


Un abbraccio e un ringraziamento da Gianpiero Fatica al Maestro di generazioni di dj's.

Sasà Capobianco per lungo tempo ha proposto la musica più bella, generalmente riconosciuta in quegli anni, diffusa dalle frequenze di Radio Kiss Kiss e nei locali ove lui direttamente e i dj's scelti da lui, "The Doctor's Group" hanno continuato a proporre musica di qualità.

Il sottoscritto, come altri che provengono da quella scuola e che ancora condividono uno stile d'interpretazione musicale, gli riconosce le belle serate vissute insieme e quelle che a tutt'oggi riesco a far vivere al pubblico dei locali ove lavoro e nelle cerimonie private ove sono richiesto. Grazie, Doctor!



IL SIGNORE DELL'ETERE
di Pietro Gargano
Qualche paziente, mentre si fa controllare la vista da quell’austero dottore in camice bianco, ogni tanto gli lancia un’occhiata di sbieco e alla fine fa: «Scusi, ma lei non è per caso Sasà Capobianco?». Dal passato non ti liberi ed è pure piacevole, se l’ieri è fatto di tanta musica. Responsabile della struttura di oculistica neonatale all’ospedale Santobono, Capobianco per un ventennio è stato il signore dell’etere e delle notti napoletane: pioniere dei disc jockey, creatore di quel fenomeno che fu Radio Kiss Kiss. Alle soglie del mezzo secolo di età fa soltanto il medico e non ha nostalgia di un tempo irripetibile. The Doctor's Group: Sasà Capobianco Dj> Dove nasce il dj Capobianco?
«A via Vittoria Colonna, Chiaia borghese. Padre, Alfredo, medico; madre casalinga. A quindici-sedici anni, facevo il liceo scientifico al Mercalli, mi venne voglia di far sentire agli altri la musica che mi piaceva e cominciai a fare il dj allo Zeppelin, allo Schiribizzo, allo Shaker. Si sentiva musica, non rumore. Io amavo il rock con venature dolci, Genesis, Emerson Lake and Palmer... La scaletta era fissa: tre balli veloci, tre shake, quattro lenti. I brani giravano fino alla fine, potevi soltanto cambiare velocemente».
Era l’epoca delle prime radio libere.
«Un po’ prima. Il collegamento sta nel fatto che i dj si ritrovarono nelle radio, Enzo Lucci della Mela oggi padrone di casa dell’Otto Jazz Club, Gianni De Simone del Papillon, Angelo Tardio. Io stesso lavorai con Nando Coppeto, poi produttore di Roberto Murolo, a Radio Napoli City».
Siamo a metà degli anni Settanta e nacque Kiss Kiss.
«1976, l’omonima discoteca già c’era. Il proprietario, Ciro Niespolo, mi chiamò e m’interrogò sul futuro delle radio. Perché non la facciamo? Dissi io. La facemmo, i quattrini da spendere non mancavano e noi, ritenuti volontari, per qualche anno non prendemmo una lira: i soldi furono destinati al prodotto. Il primo stipendio, in realtà un rimborso spese, lo presi dopo sei-sette anni. Fui direttore dei programmi, organizzai i palinsesti, curai la parte tecnica e i rapporti con gli artisti».
Un amabile dittatore che ebbe la bell’idea di «Disco live».
«Sì, un’invenzione. L’emittente si collegava alla discoteca il sabato e la domenica e trasmetteva in diretta. La gente amante di quel mondo passava le ore incollata alla radio, registrava le puntate, faceva le sue classifiche dei dischi. Le nostre, di classifiche, una settimana dopo erano riprese da tutte le altre radio».
Erano tempi benedetti, non dominati dall’audience: qualche cifra del successo? «Sulle nostre frequenze, 97,00 e 91,800, si collegavano in sette-ottocentomila. Anche perché non esistevano network o alternative nazionali. Radio Montecarlo si prendeva solo sulle onde medie e la qualità di ascolto era pessima». Com’era il rapporto con gli artisti napoletani?
«Ottimo, capirono prima degli altri l’importanza del mezzo: ad ascoltare la radio erano i giovani, quelli che compravano i dischi. Ma nei nostri studi passarono un po’ tutti i cantanti italiani. Non era un rapporto merceologico: loro proponevano, noi sceglievamo. Un giorno, subito dopo il terremoto, bussarono alla porta. Andai e attraverso il vetro vidi un fetente con la barba lunga. Quasi quasi non lo facevo entrare. Agitò un disco, disse muovendo la bocca ”sto facendo un giro d’Italia per farlo conoscere”. Gli aprii. Era Vasco Rossi. Lo sentii e facemmo subito un’intervista».
C’è qualcuno che deve la fortuna a quella radio?
«Mi viene da pensare a Pino Daniele. Non aveva ancora inciso il primo album, ci arrivò il 45 giri con ”Na tazzulella ‘e café” e ”Fortunato”. Lo mandai a ripetizione, funzionò, fece tendenza forse proprio perché l’avevamo trasmesso noi. Allora era molto più difficile di oggi che i giovani accettassero un prodotto in napoletano. Pino non fu il solo, nei nostri studi erano di casa, ad esempio, Nino Buonocore e Peppino Di Capri, generazioni diverse».
Chi c’era accanto a lei?
«Gino Rivieccio cominciò a Kiss Kiss. E Roberto Serra, Gennaro Morrone, tanti altri».
L’attività musicale intralciò gli studi?
«Per niente. Mi laureai regolarmente in medicina con 110 e lode e presi la specializzazione in oculistica col massimo dei voti, rassicurando papà, all’inizio contrarissimo al mio hobby. Ero molto coinvolto, ma riuscivo a fare il resto».
Allora perché lasciò?
«Perché i tempi stavano cambiando e non riuscivamo a fermarli. Nelle nostre discoteche si sentiva musica vera e diversa, io proponevo il rock, i cantautori italiani, il soul e il funk. Vi si andava per stare insieme, come si andava al pub o in pizzeria. Vi si andava per parlare anche, i decibel non ti stordivano. E per ballare come si deve, si vedevano i capelli lunghi ondeggiare. A mano mano arrivò un ritmo continuo, pazzesco, dall’inizio alla fine della serata. Cambiò il pubblico, andava lì solo per stordirsi con il frastuono, aiutata da altri fatti...».
Vuol dire che ai suoi tempi non girava droga?
«Magari qualche spinello sì, ma solo quello. I gestori allestivano servizi d’ordine severi, controllavano i bagni. Oggi molti assecondano lo sballo». Fu solo questo imbastardimento ad allontanarla da Kiss Kiss?
«Ci fu pure qualche incomprensione con Niespolo. Dire Kiss Kiss significava dire Sasà Capobianco, ma Niespolo aveva cinque figli e finché furono in età scolare, tutto andò liscio. Poi cercarono spazi e la mia presenza diventò incompatibile». Ma non lasciò subito quell’ambiente.
«Attorno al 1987 fondai una società di servizi, si chiamava Doctor’s Group. Con me Benny Bove, Serra, Marco Leone... tutte persone divertenti e capaci di organizzare. Fornimmo programmi e sigle a radio e discoteche, gestimmo il personale. Andò bene per diversi anni. Nella sede al corso Vittorio Emanuele creammo un punto vendita di dischi per quel tipo di pubblico. Organizzammo corsi per dj, l’avevo già fatto a Kiss Kiss; Fernando Opera uscì da lì. Nel frattempo non avevo abbandonato le radio, lavorai a Radio Marte e con Dino Luglio a Radio Med».
E la decisione di troncare netto?
«Una decina di anni fa. La giornata in ospedale o allo studio, la serata con la musica: e dov’era il tempo per stare a casa? Mia moglie Paola, sposata dopo tredici anni di fidanzamento, si era stancata di seguirmi. Volevo vedere crescere i figli. E poi c’era il luogo comune: un dj non può essere un bravo medico, ha un’immagine troppo leggera».
In tutto questo tempo non è tornato più a fare scratch? «Una sola volta alla Mela, per la festa di un collega oculista. Tutta gente della mia età, ho fatto quello che piace a me».
C’è qualcosa da fare per tornare a una discoteca civile?
«Se lo sapessi, l’avrei fatto allora. La discoteca è stata distrutta da una forma di camorra chiamata portagente. Prima si andava nel locale più simpatico, dalla musica migliore. Oggi l’afflusso dipende dal capocomotiva, lui vale più di un dj. E poi il mercato è stato distrutto dai discobar, dai discopub: con la stessa cifra si balla e si mangia. Il livello di qualità si è abbassato troppo».
Rimpianti?
«Veri e propri no, ho trovato un altro tipo di tranquillità e un altro modo di ascoltare musica, più privato. Certo, essere riconosciuti per la strada faceva piacere. Ho avuto qualche offerta di tornare alla radio, ho rifiutato».
La radio l’ascolta ancora?
«E ci mancherebbe. Radio Capital è quella che avrei fatto, mescola successi di ieri e di oggi, li sceglie con cura, manda pezzi che credevo di conoscere solo io. La sera Radio Montecarlo, molto aperta alla fusion. E poi i miei lp, oltre diecimila, prendono un appartamento. Mia moglie è architetto, ha disegnato un mobiletto per i piatti ”Technics 1200 MK 2”,
li usavamo in discoteca».
I suoi figli adolescenti che musica ascoltano?
«Niente a che vedere con la nostra. Ho il dubbio che Eminem non valga i Beatles». Intervista su Il Mattino

Il sito ufficiale di SASA' CAPOBIANCO

Giampy DJ.

Gianpiero Fatica Dj, una passione ininterrotta per la musica, entrandoci dalla porta principale: già nel 1982-'83 trasmettevo dalle frequenze di Radio Kiss Kiss, a breve diventata Network nazionale.

La scuola è stata delle migliori, infatti era lo stile di Mr. Sasà Capobianco, decano di tutti i dj's napoletani e campani, già capogruppo dell'Associazione Italiana Disck-Jockey di Renzo Arbore.

Ho seguito Sasà anche dopo la sua uscita ultradecennale da Kiss Kiss, maturando ulteriori esperienze a fianco del “Doctor's Group”, in particolare frequentando i locali della Costiera Amalfitana.

Il mio motto, che esprimo in sintesi nella scheda generale dello Staff di Romadjpianobar, è “little words, much good music”, ovvero “poche parole, molta buona musica”.

Questo è il mio stile, non sono un dj-intrattenitore, di quelli che spesso nasconde una selezione musicale mediocre e dei mixaggi approssimativi dietro una buona dose d'animazione vocale.

Questo lato lo lascio a dei bravi Vocalist.

Nel nostro Staff, c'è la cantante Valeria Sargentoni,, con cui divido tante serate private ed aziendali con servizio dj e pianobar.

Valeria a Roma il venerdì all'Irish Club Village ed il sabato all'Open Bar, due locali importanti della capitale. (Ma con possibilità di essere prenotata...! Naviga nel sito e trova la sua scheda ed mp3.)

Quindi, “little words, much good music”, ovvero l'arte di percepire l'atmosfera in sala, passare il pezzo giusto al momento giusto, la soddisfazione che ti vengano a chiedere un brano, e tu l'hai già preparato nel lettore cd o sul piatto… I cori delle canzoni cantati dalla gente, che da sola, senza essere spinta a farlo, si diverte.

E poi una costante curiosità per tutte le sonorità, che nascono da una formazione musicale rivolta al rock, che poi è scivolata ovunque, dal divertimento della disco, alle mode passeggere, alla scoperta prepotente del jazz, che mi ha unito ad un gruppo di musicisti di sicuro rilievo, cominciando con Primiano Di Biase e i suoi “Carosoni”, il cui nome della band da sola già evoca lo swing italiano ed internazionale.

Ad altri ma collaudati professionisti come Alex Diambrini, la bellezza di 20 anni d'esperienza in California, attualmente insegna chitarra in un'importante scuola lombarda.

E non dimentichiamo il nostro webmaster, Aurelio Scalabroni, amico fraterno di sempre, da quando ci conoscemmo, animatori di villaggi turistici, in Sardegna. Condividemmo il divertimento ma anche, diciamolo una buona volta, la miseria con cui si viene ingaggiati da queste agenzie. Da quelle piccole ai “grandi” tour operator, sotto il mito della conquista facile e del vitto e alloggio per tre mesi d'estate. Come dire: “much happy, no money”.

Aurelio è stato voce dei “Via Verdi”, gruppo dance degli anni '80, allora in auge in superclassifica; e la sua sperimentazione musicale e padronanza totale dei mezzi informatici lo lega ad un percorso comune anche con Donatello Viaggiano, autore di diversi cd “chill out”.

Nel mio Staff figura importante è Paolo Petrillo, da anni collega di lavoro e professionista di Serviziodj.it, portale importante del mondo dell'intrattenimento musicale, rivolto in particolar modo alle coppie straniere che si sposano in Italia. …ovvio che anch'io faccia parte del “suo” Staff.

L'incontro poi con Radio Omega Sound di Anzio (Roma) , Fm 91.4 – 102.2 , con cui collaboro da diversi anni, in particolare con la messa in onda del programma “Off Limits, Musica Senza Confini” il mercoledì dalle 21.30 alle 23 (anche da questo sito alla pagina “webradio”), mi lega alle altre due figure importanti dello Staff di Romadjpianobar.

Claudio Annunziata, autentico esperto musicale di tutta la musica “non commerciale”, che va dal rock, al jazz, al blues, al country, alla musica cubana ed africana, world etc.

Claudio è un dizionario aperto su quanto musicalmente ci circonda, tendenzialmente quasi impossibile da ascoltare nei grandi Network, o, ancor peggio, tv musicali, perché asserviti alle case discografiche. La nostra trasmissione ha ospitato ed ospita spesso in diretta musicisti ed operatori del settore, per poter commentare con dei veri e propri “testimonial” il nostro tentativo di fare di una trasmissione di “good vibrations”, per dirla alla Beach Boys, ma anche un approccio alla cultura musicale.

Tutto ciò grazie anche alla disponibilità di Giovanni D'Onofrio, direttore dei programmi della Radio.

Tanto era dovuto per arrivare alla fatidica domanda “che genere suoni”.

La mia selezione è davvero a 360°, posso creare delle atmosfere variabili durante la stessa serata, o, nell'ambito di una programmazione, esprimermi per esempio con serate a tema.

Se devo fornire un'identità più specifica ai miei gusti, sicuramente il rock, la disco anni '70, la house melodica, cantata, che nella struttura ricorda il sound originario della musica da discoteca.

Per fare due nomi-simbolo: per il rock i Doobie Brothers, quelli di “Long Train Running”, per la disco, sopravvissuta alla grande anche nella house, quella che secondo me è la più elegante voce in assoluto della musica da ballare: Jocelyn Brown.

Ancor oggi mi piace sperimentare, proporre, rischiare anche di svuotare la pista con una proposta non accettata. Ma solo così si può andare oltre, fare la differenza. Anche se spesso, (quasi sempre) tanti sforzi nell'aggiornare una selezione sono vanificati dai soliti 20 - 30 brani bombardati a tutte le ore dalle radio “importanti”, e tutto si risolve nella più grande banalità.

Lavoro e lavoriamo sia presso locali pubblici, per eventi aziendali, per eventi privati (Cerimonie di Matrimonio, ricorrenze varie, lauree etc.). E mi piace personalizzare l'evento, cosa apprezzata in particolare dalle coppie straniere. Accolgo vere e proprie playlist da eseguire e su cui seguire lo stile.

Lavoro e lavoriamo singolarmente o trovando soluzioni miste che possano soddisfare diverse esigenze d'intrattenimento ed economiche.

Il mio ed il nostro raggio d'azione è il territorio nazionale.

Se condividete questo modo d'intendere la musica, non vi resta che metterci alla prova…

 

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